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Una nuova teologia della natura

In questi giorni mi sto interessando al dibattito aperto dal teologo Vito Mancuso. L’idea che propone è quella di  un Concilio Vaticano III dal quale dovrebbe derivare un nuovo rapporto tra l’uomo cattolico e la natura, così come dal Concilio Vaticano II ne è derivato un nuovo rapporto con la storia che ha consentito ai cattolici di mediare le contraddizioni dei tempi moderni. “La svolta positiva che il Vaticano II ha introdotto nel rapporto tra cattolici e storia, deve essere estesa al rapporto con la natura. (….) Il criterio è quello indicato dal Concilio nel punto 7 della dichiarazione Dignitatis humanae: «Nella società va rispettata la consuetudine di una completa libertà, secondo la quale all' uomo va riconosciuta la libertà più ampia possibile, e non deve essere limitata se non quando e in quanto è necessario». Se questa libertà, come insegna il Concilio, deve essere garantita agli uomini nel rapporto con Dio (che è il bene più prezioso che c' è), è evidente che una sana teologia non può non estenderla anche alla deliberazione degli uomini sulla propria vita naturale mediante il principio di autodeterminazione.”

Credo di aver capito questo: così come Dio, da cui promana ogni cosa, non è diretto artefice degli avvenimenti della storia perché l’uomo, nella sua capacità di autodeterminarsi, è creatore del proprio destino, allo stesso modo anche il rapporto con la natura deve essere ripensato mettendo al centro il principio di autodeterminazione dell’uomo.

Mancuso interpreta in questo modo lo spirito del Concilio vaticano II: “Tale spirito consiste in un rinnovato rapporto della Chiesa col mondo, nel senso che nel leggere la storia del mondo è subentrata la categoria di laicità, giungendo così a riconoscere l' autonomia della storia, della politica, della ricerca scientifica, della società civile. La mano di Dio non è più pensata come direttamente coinvolta nella storia, la quale ha una sua autonomia e deve essere lasciata libera di autodeterminarsi: è da questa nuova teologia che è scaturita una relazione più serena e più amichevole col mondo. Se ai nostri giorni la Chiesa sembra talora tornata quella della Contro-riforma (..) questo lo si deve in gran parte a un' antiquata teologia della natura che ancora governa la dottrina, incapace di assumere il principio di laicità introdotto dal Vaticano II a proposito della storia.

Ritengo che riflessioni pacate come questa dovrebbero essere  tenute in considerazione dai nostri politici che invece temono di assumersi la responsabilità delle proprie decisioni e arretrano su posizioni di comodo che rassicurano la loro coscienza.

Nota: Il Corsivo è tratto da  "Cattolici, pensiamo a un Concilio Vaticano III” Repubblica — 25 febbraio 2009.

Pubblicato il 26/2/2009 alle 18.15 nella rubrica Diario.

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