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"Il badante di Che Guevara"



Non sono capace di fare le recensioni e non ho intenzione di provarci. Non sono un critico letterario, non ne ho le competenze e neanche il linguaggio forbito e volutamente presuntuoso.
Però vorrei scrivere di questo libro, perchè non ne vedrete mai la pubblicità, non sarà esposto in libreria tra le novità (è appena uscito ma una nota libreria del centro ne aveva solo 2 copie ben nascoste), è edito da una casa editrice minore e insomma, ha tutti i presupposti per passare sotto silenzio.
Ho saputo un paio di mesi fa che sarebbe uscito e l'ho comprato a scatola chiusa. E' stato un atto di fiducia che si riserva alle persone che stimi. Di Mario Castelnuovo seguo i passi da 26 anni, da quando nel 1982 salì sul palcoscenico di Sanremo con la sua "sette fili di canapa". Allora mi stordì con le sue parole e la sua bellezza, con il suo modo di alzare il sopracciglio per accompagnare e sottolinerare l'emozione che stava raccontando, con la sua voce accattivante.
Non avrei potuto non seguirlo anche nella sua prova di esordio come scrittore.
Questo libro l'ho letto di getto, che ora devo rileggerlo perchè merita di essere rielaborato.
Non c'è nulla di scontato, lo stile, la trama, il finale.
C'è la nostalgia dei vecchi e l'irruenza dei giovani, i sogni sconfitti, la rabbia, la delusione, la dolcezza e l'amarezza dei ricordi, gli amori e le passioni. Ci sono i rimpianti e i gesti di eroismo. E' c'è poesia...

"Ti giri e sulla strada, oltre la finestra, intravedi il ragazzo che sei stato, e ti verrebbe di allungare una mano e fargli una carezza" (pag. 30)

Non dovremmo aspettare di diventare vecchi per avere consapevolezza della nostra vita.

Pubblicato il 24/1/2009 alle 17.18 nella rubrica Cultura.

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