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Social Card




Tra le misure varate dal Governo per affrontare la straordinaria crisi economica che sta investendo anche il nostro paese è apparsa la "social card", ossia la carta sociale per i più poveri.
Non ho nessuna intenzione di sollevare polemiche nel merito dell'intervento proposto ma solo manifestare alcune mie perplessità in merito alla forma.
La carta sarà totalmente anonima perchè non ci sarà scritto il nome sul dorso (neanche la firma dietro, obbligatoria per la validità di un qualsiasi bancomat???). Sarà ricaricata con 40 euro e potrà essere utilizzata per effettuare acquisti alimentari nei negozi abilitati. Sarà distribuita dalle poste.
Perchè non dare direttamente la sovvenzione in denaro, inserendo la somma nell'importo della pensione o attraverso un assegno o altro mezzo di pagamento. In questo modo ciascuno potrebbe utilizzarlo per le spese che ritiene necessarie in quel momento senza  essere vincolarto all'acquisto presso determinati esercizi commerciali individuati in precedenza e per categorie merceologiche predefinite. Obbligare all'acquisto di certi prodotti in certi negozi equivale a distribuire dei buoni alimentari, e lo trovo sinceramente umiliante.
Le persone anziane che ritirano la pensione alla posta e non hanno mai avuto un bancomat e che fanno la spesa ai banchi del mercato rionale cosa se ne faranno di questo pezzo di plastica?
La social card servirà anche per le tariffe elettriche agevolate: non bastava il codice fiscale o la dichiarazione ISEE? La social card prevede un microcip, quanti dati sensibili potranno esservi memorizzati?
L'utilizzo di questo complesso meccanismo prevede dei costi... probabilmente servizi da appaltare a qualche società che realizza le carte e gestisce il meccanismo di accredito e ricarica. Perchè la distribuzione tramite le Poste Italiane, ente privato a tutti gli effetti?

Pubblicato il 26/11/2008 alle 21.43 nella rubrica Politica.

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