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Anche i Segretari Comunali sono inutili.

L’impegno dell’Unione: una Sspal più forte e una rinnovata formazione dei segretari comunali e provinciali e della dirigenza territoriale

E’ prossimo ad essere discusso in assemblea alla Camera il disegno di legge contenente “Disposizioni per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria”. Tale atto contiene, all’art. 30 comma 6, disposizioni che prevedono la delega al governo per l’emissione di un decreto legislativo volto alla razionalizzazione del ruolo del segretario comunale nei comuni con popolazione inferiore a 5.000 abitanti.

Tale normativa prevede sedi di segreteria comunale unificata cui facciano riferimento più comuni la cui popolazione complessiva sia pari ad almeno 15.000 abitanti, o meno, se costituita da almeno quattro comuni, oltre al riordino dei compiti e ampliamento delle responsabilità del segretario con attribuzione ad esso di funzioni di controllo interno e di gestione, nonché di legittimità sugli atti.

E’ chiaro che si tratta di una decisione adottata con l’unico intento di tagliare la spesa pubblica, senza distinguere tra sprechi effettivi e bisogni reali. In effetti, sembra davvero difficile negare che la norma si basi su una considerazione di fondo: l’inutilità della figura del segretario comunale negli enti di ridotte dimensioni demografiche, visto che è impossibile ritenere che un unico dirigente possa occuparsi di otto, nove o dieci comuni contemporaneamente.

La proposta non tiene conto della realtà concreta: ossia che in Italia i Comuni sotto i 5000 abitanti non sono assolutamente un fenomeno marginale. Tale complesso sistema non può essere oggetto di superficiali e pericolose semplificazioni che determinerebbero nel breve periodo una paralisi nella funzionalità complessiva della macchina amministrativa locale. Verrebbero, inoltre, fortemente ed inevitabilmente indeboliti quei presidi di legalità che il segretario comunale, mediante la peculiare funzione di collaborazione ed assistenza agli organi politici, riesce a garantire nei piccoli comuni.

Vagare tra un comune e l’altro durante la settimana, anzi nel corso della stessa giornata, fa del Segretario un commesso viaggiatore. Risparmiare ulteriormente sulla figura del Segretario Comunale è un modo per completare quel disegno, iniziato con la riforma Bassanini, di estinzione della categoria. E’ ipocrita imporre al Segretario Comunale compiti di controllo e funzioni gi garanzia se è posto nella condizioni di poter passare solo superficialmente da un Comune ad un altro. Praticamente gli si chiede di chiudere gli occhi e avallare decisioni altrui assumendosene tutta la responsabilità.

Allora lancio una provocazione: per risparmiare perché non si impone per legge la fusione tra piccoli comuni creando una nuova realtà unitaria? Ci sarebbe un solo Sindaco, un solo Consiglio e una sola Giunta Comunale. Si risparmierebbe sulle indennità degli amministratori, si creerebbe una struttura più grande in cui far confluire tutti gli impiegati comunali (si tenga conto che alcuni comuni polvere hanno 1 o 2 dipendenti in pianta organica), si ridurrebbero gli organi politici. In questa realtà il Segretario Comunale sarebbe messo in condizione di lavorare, perché la struttura sarebbe omogenea.

Ma con il campanilismo che c’è in Italia, con le rivendicazioni di questi mini-amministratori che si sentono onnipotenti perché sono stati eletti da 50 persone, come si può pensare ad una riforma strutturale di queste dimensioni?

Se il Segretario Comunale è inutile allora abolite la figura, ma non umiliatela in questo modo!

Pubblicato il 27/9/2008 alle 14.28 nella rubrica Politica.

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